HOLLYWOOD TORNA AL LAVORO
Martedì 13 febbraio è terminato lo sciopero degli sceneggiatori americani che durava ormai da più di tre mesi e che minacciava di ridurre l’imminente cerimonia di premiazione degli Oscar ad una conferenza stampa. Iniziato a novembre scorso, questo sciopero aveva già fatto cancellare la consegna dei Golden Globe, posticipato la realizzazione di progetti cinematografici e interrotto da subito numerose serie televisive. A trovarsi a corto di copioni per le loro riprese erano stati, tra gli altri,
Grey’s Anatomy,
Desperate Housewives e
Heroes.
Anche molti talk-show della seconda serata erano stati costretti a mandare in onda repliche per due mesi per poi riprendere le trasmissioni ad inizio gennaio. Alcuni con i loro staff di autori tornati al lavoro dopo aver raggiunto un accordo coi produttori, altri senza.
Due conduttori si erano presentati con una lunga barba cresciuta durante i mesi di sciopero, affrontando la questione fin dalle prime battute dei loro show, nel consueto monologo.
Il Late show aveva ospitato alcuni sceneggiatori coi loro cartelli per leggere la Top Ten con le richieste degli scioperanti, a metà tra serietà e ironia. I veri motivi dello sciopero riguardano i proventi derivati dallo sfruttamento dei prodotti cinematografici e televisivi su Internet e supporti digitali. Finora gli sceneggiatori erano stati pagati solo per i profitti derivati dal cinema e di fronte al rifiuto di modificare queste condizioni da parte dell’ente rappresentante le case di produzione, il sindacato degli sceneggiatori (WGA, Writers Guild of America) aveva indetto la protesta. Solidarietà agli sceneggiatori anche da parte di molti attori e registi che hanno partecipato alle manifestazioni di protesta.
L’ultimo sciopero, durato cinque mesi e risalente a 20 anni fa, era costato 500 milioni di dollari; oggi le perdite subite si preannunciano in cifre molto più alte.
15 febbraio 2008
LA VITA È UNA RACCOLTA PUNTI
Le parole sono tutto. Per sopravvivere nel mondo universitario la cosa fondamentale da imparare è il vocabolario. Infatti ci sono una serie di termini con cui ci si troverà ad avere a che fare quotidianamente. Intanto, gli avvisi dell’ultimo minuto ci fanno subito capire l’importanza del termine
bacheca. Si presenta poi la parola
modulo, non nell’ovvio senso di modello prestampato da compilare ma come unità minima fondamentale (quasi l’atomo) dei programmi didattici. Arriviamo alla
frequenza che non ha niente a che fare con la velocità né con il tempo ma con la presenza alle lezioni. Passando poi per
sessioni ed
appelli, entrambi legati all’organizzazione degli esami, approdiamo a quello che diventa il vero e proprio mantra della vita universitaria:
crediti.
Tutto gira attorno a questa parola, ogni attività è finalizzata all’acquisizione di crediti in un particolare genere di operazione a punti dove vinci un premio solo se arrivi alla fine della raccolta.
gennaio 2008
Beppe Grillo a Pesaro
RESET
Per la data di Pesaro del tour di Beppe Grillo, “Reset” che sta girando l’Italia da febbraio, il palazzetto è strapieno.
Lui arriva e conduce tutto lo spettacolo camminando tra la platea e interagendo con il pubblico; si agita, urla, si arrabbia…viene da chiedersi come faccia a resistere sera dopo sera e ad avere sempre un’energia così grande.
I temi sono tanti, per chi segue il suo blog (www.beppegrillo.it) alcuni suonano familiari: come nel suo stile si parla di ambiente, energia, politica, informazione..
Beppe Grillo mette in guardia, svela cose di cui la gente spesso non si accorge lasciandoti a bocca aperta, snocciola cifre e in mezzo a tutto questo riesce anche a farti ridere.
Quello che più colpisce rispetto al passato è ciò che è riuscito a mettere in piedi attraverso il suo blog, che è un esempio concreto di ciò di cui parla. Infatti l’idea che più cerca di far passare è quanto sia grande il potere che l’informazione può dare ai cittadini, l’importanza di riappropriarsi di ciò che ci riguarda, della partecipazione dal basso alla vita pubblica e, a questo scopo, il valore enorme di Internet, delle reti di comunicazione a cui chiunque dovrebbe poter accedere di diritto. Proprio attraverso questo blog che è tra i più visitati al mondo, si sono realizzate già delle piccole vittorie grazie alla partecipazione dei cittadini.
E gli esempi di partecipazione ci sono anche nella nostra zona; il bello è proprio che lo spettacolo di Beppe Grillo si misura sempre con la realtà locale dei luoghi in cui va, non è lo stesso in ogni città.
Alla fine esci un pò stordito da tutte le cose che hai sentito, col bisogno di tempo per metabolizzarle, un pò sconvolto per delle cose che non avresti mai immaginato né voluto sentire ma anche con la certezza che esiste la possibilità di cambiare veramente qualcosa.
maggio 2007
Tra studio e lavoro
CRONACA DI UN TIROCINIO FORMATIVO
Passare un periodo in un’azienda, per chi è ancora studente, può essere un’esperienza interessante, che permette di imparare e iniziare ad inserirsi nell’ambiente lavorativo. Molte scuole organizzano questi tirocini formativi per i loro studenti, ma non tutte lo fanno. Per gli altri comunque interessati bisogna rivolgersi ai Centri per l’Impiego; qui ci sono le richieste di alcune ditte che ricercano tirocinanti. Se si cerca un altro settore rispetto a quelli proposti, però, è bene che l’interessato si muova per trovare una ditta disponibile ad ospitarlo e questa è forse la parte più complicata. Non sempre, infatti, si trovano ditte disponibili a perdere un po’ di tempo dietro a persone nuove se non hanno intenzione di formare qualcuno da assumere in seguito. Capitano però delle eccezioni e si può trovare qualcuno molto felice di ospitare tirocinanti, anche quelli alle prime armi.
Si può entrare un ambiente disponibile e paziente in cui, dimostrando impegno e attitudine, si crea un contatto che può tornare utile per il futuro lavorativo, oltre a trovare un gruppo di persone che dispiace dover lasciare alla fine del tirocinio.
A volte accade; a me è andata così.
(pubblicato su "L'Eco" nel numero di novembre 2006)
Cézanne in Provenza
STAGIONE DI EVENTI PER IL CENTENARIO DEL PITTORE

A cento anni dalla morte di Paul Cézanne la città francese di Aix en Provence, definita capitale della Provenza, ha organizzato un intero anno di eventi per celebrare il suo cittadino più illustre.
Il punto centrale del programma che comprende concerti, visite guidate, conferenze e molto altro, è sicuramente la mostra “Cézanne in Provenza” che riunisce fino al 17 settembre 116 opere, altrimenti sparse in tutto il mondo, al museo Granet, riaperto per l’occasione dopo cinque anni di lavori.
Qui si possono ammirare sia i capolavori del pittore, come “Le Grandi Bagnanti” e varie versioni de “La montagna Sainte-Victoire” ma anche molti acquarelli e studi preparatori a matita di grande interesse. Tra le curiosità, la tavolozza usata da Cézanne, che compare anche in un suo autoritratto e, alla fine del percorso, delle installazioni con schermi e proiezioni video sul pavimento che spiegano la poetica del pittore e illustrano anche le numerose influenze della sua opera sulle successive avanguardie storiche.
La sua pittura infatti anticipa numerose tendenze successive, tra cui soprattutto il cubismo, perché sintetizza il soggetto reale che ritrae riducendolo alle caratteristiche base di volume e colore. Sarà proprio dalla visita della grande retrospettiva delle opere di Cézanne, organizzata nel 1907, ad un anno dalla sua morte, che verrà l’ispirazione per i primi dipinti cubisti di Picasso e Braque.
In occasione del centenario sono stati inoltre organizzati una serie di itinerari da seguire per andare alla scoperta dei luoghi del pittore, alcuni aperti al pubblico per la prima volta: il suo atelier, le case in cui ha abitato, i luoghi che ha ritratto e i punti da cui ha immortalato la montagna Sante-Victoire.
(pubblicato su "L'Eco" nel numero di ottobre 2006)
19 maggio allo Stadio del Conero
URLANDO CONTRO IL CIELO
Manca circa un’ora alla prima data del “Nome e Cognome Tour/06” che quest’estate girerà per gli stadi, dopo aver già suonato nei club (tra cui il Mamamia) e nei palasport.
Mentre si fa sera c’è chi sta accampato per terra, chi mangia un panino e chi compra una maglietta del tour in un’atmosfera rilassata di attesa.
Poi, gli schermi e le luci si accendono, la folla si avvicina al palco, si comprime.
Esce Ligabue e si inizia a saltare, a cantare, a farsi sentire.
La scaletta spazia dalle canzoni del nuovo cd fino alle prime della sua carriera, senza dimenticare i successi più famosi come
Certe notti.
I momenti più scatenati si alternano alle canzoni in versione acustica, come
Il mio nome è mai più o
Ho messo via, eseguite sulla passerella che dal palco di protende fin dentro la folla. Quando sembra che sia tutto finito il pubblico chiama e tutta la band si presenta con delle giacche con decorazioni dorate, per il gran finale:
Urlando contro il cielo e
Leggero. Ligabue presenta tutti i suoi compagni di viaggio, saluta ed ora il concerto è davvero finito.
Insomma, una bella emozione anche per chi non è un fan “doc” e non sa proprio tutte le canzoni ma condivide sicuramente l’entusiasmo dell’evento.
maggio 2006
Telefoni e telefonini
BUONE NOTIZIE
Siamo sommersi dagli spot sui cellulari, cerchiamo di sopravvivere nella giungla di offerte e tariffe, ed ecco arrivare finalmente una buona notizia.
Il garante della privacy ha imposto nuove regole ai gestori telefonici con un provvedimento volto a tutelare utenti e abbonati. Non potranno più essere attivati servizi (come ad esempio la segreteria telefonica) senza l’espressa richiesta dell’interessato; non si potrà più fare promozione attraverso i call center senza che gli utenti abbiano dato il loro consenso; dovremo anche poter sapere attraverso quale via i nostri dati sono stati inseriti nelle liste di queste aziende. Il provvedimento è una risposta ai molti reclami che lamentavano, ad esempio, di aver richiesto l’attivazione di una sola scheda telefonica per ritrovarsene poi intestate molte di più. Esso segue un’altra iniziativa a tutela dei consumatori portata avanti alla fine dello scorso anno. Alcune compagnie di telefonia mobile erano finite nel mirino dell’antitrust per pubblicità ingannevole. Spesso infatti i messaggi promozionali tralasciano alcune informazioni importanti, come la durata delle offerte o il loro costo di attivazione (sono quelle scritte che passano veloci in basso nel teleschermo..) e il consiglio è di fare attenzione e controllare bene tutte le condizioni. Le nuove regole introdotte dal garante della privacy potranno forse servire a ridurre gli effetti collaterali di un’invasione che sembra ormai irreversibile. In Italia abbiamo infatti più cellulari che abitanti, stando al numero di abbonamenti a compagnie di telefonia mobile; ci superano in Europa soltanto Svezia e Lussemburgo. Inoltre questa è una mania che non conosce limiti di età: infatti quasi tutti i ragazzi sopra i 14-15 anni possiedono un cellulare così come il 50% dei bambini tra i 7 e gli 11 anni. Oltre a sperare nel buonsenso dei genitori per quanto riguarda i piccoli utenti, speriamo anche in futuro di ricevere dei messaggi più trasparenti e di non dover più pagare per dei servizi mai richiesti.
(pubblicato su "L'Eco" nel numero di maggio 2006)
CORSO DI COMUNICAZIONE
Effetti collaterali del virus H5N1
Arriva il virus dell’aviara in Italia, per ora solo sugli animali selvatici e senza rischi per l’uomo.
Nonostante questo, nessuno più si azzarda ad avvicinarsi alla carne di pollo, con pesanti conseguenze per gli addetti del settore. Come mai in Italia siamo tutti così spaventati e invece di pollo ne vendiamo all’estero addirittura più di prima? Che sia un problema di comunicazione? Qualcuno deve averlo pensato se all’Istituto superiore di sanità e nelle aziende sanitarie si è dato il via a dei corsi accelerati (20 o 40 ore) per insegnare a dottori, politici, opinionisti….a parlare dell’influenza aviaria senza far spaventare più del necessario. Si impara dunque a mettere al centro della comunicazione chi ascolta, evitando proprio le espressioni più classiche in questi casi come “State tranquilli” oppure “Tutto sotto controllo”. Il corso si occupa addirittura di come misurare le pause nel discorso, regolare il tono di voce, dirigere lo sguardo e muovere le mani. Insomma, chi parla di emergenze alla collettività è avvertito. Attenti a come vi muovete: potreste causare conseguenze inimmaginabili solo perché parlate tenendo le mani in tasca.
(pubblicato su "L'Eco" nel numero di marzo 2006)
ESAME DI MATURITA'
Testimonianze da Sarajevo
E’ stato presentato in anteprima nazionale in Italia, con una serie di proiezioni gratuite e aperte al pubblico, il film “Esame di maturità”, alla presenza del regista Predrag Delibasic, disponibile a rispondere poi alle domande del pubblico intervenuto.
In particolare il film, non avendo trovato spazio nei canali di distribuzione televisivi, è stato proiettato: a Pesaro, nell’ambito di un incontro promosso da Amnesty International sul tema dei diritti umani nella Ex-Jugoslavia e a Urbino, presso il Collegio Raffaello e anche presso l’Accademia di Belle Arti.
Questo film è stato realizzato grazie all’aiuto della tv di stato della Bosnia-Herzegovina e della tv indipendente di Belgrado B-92 ed è la prima collaborazione tra due emittenti delle parti in conflitto durante la guerra.
Progetto indipendente e autofinanziato, realizzato in soli cinque giorni di riprese nell’agosto 2004, raccoglie le testimonianze di alcuni abitanti di Sarajevo, coetanei del regista, all’indomani del conflitto.
Il regista, nato a Sarajevo nel 1928, è un’importante personalità nel cinema della ex Jugoslavia; dopo essersi laureato in regia a Belgrado, ha studiato in Italia, ha scritto numerosi saggi, è stato sceneggiatore, attore, regista per la televisione ed ha insegnato cinema per molti anni all’Università di Belgrado e all’Accademia di Belle Arti di Novi Sad.
gennaio 2006
Più grassi dopo le feste?
E’ SOLO UN’IMPRESSIONE…

Ecco, siamo tra Natale e Capodanno. Non abbiamo ancora esaurito i sensi di colpa per quelle sette-otto fette di panettone in più, che già cominciamo a preoccuparci del cenone di fine anno. E tutti i buoni propositi sono inutili. Inutile dire che si cercherà di trattenersi perché poi l’invito sarà troppo goloso per resistere. E tutti a darci consigli per disintossicarci, per smaltire i primi pranzi in vista di quelli che verranno.. Ma nel bel mezzo di questo “rito” che si ripresenta, puntuale, sempre in questo periodo dell’anno, questa volta c’è una notizia che ci viene in soccorso. Una notiziola di dieci righe comparsa a fine novembre che riportava uno studio della University College di Londra sul cervello; in particolare sull’area della corteccia, posta sopra l’orecchio, che crea l’immagine che abbiamo del nostro corpo, aiutandoci a percepirne la forma. Potrebbe essere questa la spiegazione per tutte quelle occasioni in cui abbiamo un’errata percezione di noi stessi, che non corrisponde con le conferme che ci arrivano dagli altri. Fenomeno che in certi casi può portare a serie malattie e disturbi dell’alimentazione, come l’anoressia.
E allora, in attesa di ulteriori sviluppi e conferme dalle ricerche scientifiche, almeno per quest’anno, godiamoci in pace le feste con tutti i dolci del caso perché tanto, se poi ci vedremo un po’ meno in linea, potremo dire che è soltanto una nostra impressione.
(pubblicato su "L'Eco" nel numero di gennaio 2006)
Accademia di Belle Arti di Urbino
L’INAUGURAZIONE DELL’ANNO ACCADEMICO
Un’importante cerimonia per l’Accademia di Belle Arti si è svolta recentemente a Urbino. Il 19 novembre, nella sala convegni di Palazzo Ducale, gremita di persone, è stato inaugurato l’anno accademico 2005/2006. Alla presenza delle autorità e dopo i saluti di rito, è stato conferito il premio “Il sogno di Piero” ad alcune importanti personalità: l’incisore Giorgio Bompadre, il regista Aleksandr Sokurov, Lucio Dalla, Enrico Ghezzi e Franca Mancini,. Tutti i premiati erano presenti per i ringraziamenti, tranne Bompadre a cui il premio è stato consegnato, in memoria, alla figlia. La premiazione è stata anticipata dall’intervento del Presidente dell’Accademia, Vittorio Sgarbi. Un intervento, come altre volte, spontaneo e quasi incontenibile, che ha sottolineato i meriti artistici e le motivazioni che hanno condotto alla scelta delle personalità da premiare. Nella sala accanto, sempre all’interno del Palazzo Ducale, era presente, in concomitanza, la mostra degli allievi dell’Accademia, “sistemi operativi_06: imperfetto”, già inaugurata in una precedente cerimonia.
(pubblicato su "L'Eco" nel numero di dicembre 2005)
51° Esposizione Internazionale d’Arte a Venezia
NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE
La cosa più normale dopo una visita ad un’esposizione d’arte sarebbe dare un parere generale sul livello delle opere ed approfondire quelle più meritevoli ed è quello che avevo in mente prima della visita alla Biennale di Venezia. Ma, in realtà, anche se ci sono delle opere che mi hanno colpito più di altre, non credo sia questa la cosa più importante da raccontare. Quello che voglio invece descrivere è la sensazione, il genuino piacere che si prova a visitare questa mostra.

Per chi ha avuto, attraverso il percorso di studi, una panoramica dall’arte antica fino a quella dei giorni nostri ed è
abituato a visitare un po’ di mostre, la Biennale di Arti Visive è un’esperienza molto diversa dalla solita visita ad un museo.
Non si vanno ad ammirare opere antiche, spiegate dagli insegnanti e studiate nei libri, ormai assimilate, universalmente riconosciute ed ammirate come opere di grande pregio, circondate da un’aura che suscita particolare rispetto e ammirazione. Non è questa la sensazione che si ha. Si entra invece in un luogo di ricerca, una sorta di terra di frontiera, si guardano opere di nascita sempre abbastanza recente, che hanno appena cominciato ad emanare l’aura tipica delle opere d’arte. Per me la Biennale e specialmente quella di quest’anno, è stata una passeggiata in un paese delle meraviglie. Letteralmente. In particolare nei locali dell’Arsenale il connubio tra le opere e gli spazi della sede è risultato estremamente efficace. L’atmosfera che si percepisce è affascinante, coinvolgente e le opere, per la maggior parte, non stanno in uno spazio proprio, divise dalle altre, ma dialogano tra di loro oltre che con l’architettura circostante. Ne risulta un’esperienza fantastica, un viaggio in cui ad ogni angolo puoi trovare qualcosa di sorprendente, curioso, incredibile e che ti lascia a bocca aperta; ci si immerge in questo universo lasciandosi riempire di suggestioni. Una festa per gli occhi, ma non solo, perché ovviamente viene anche il momento della riflessione, dell’approfondimento del significato attribuito all’opera dall’artista.
Il potere di un’opera d’arte, però, credo non stia soltanto nella sua capacità di comunicare le intenzioni da cui è nata ma anche di evocare, stimolare emozioni ed associazioni che possono poi portare verso altre regioni mentali. Del resto ognuno di noi interpreta la realtà in modo differente e diverse suggestioni nate dalla stessa opera non possono che arricchire quest’ultima di significati e rendere più attivo il ruolo dello spettatore.
(pubblicato su "L'Eco" nel numero di novembre 2005)
CURIOSITA’ O DIFFIDENZA?
Rischi del mestiere per fotografi dilettanti

Un semplice giro dei paesi dell’entroterra con una macchina fotografica in mano può far scaturire alcune riflessioni ed è quello che mi è successo nelle ultime settimane.
Alla ricerca di scatti suggestivi ho girato per vari piccoli centri della provincia di Ancona fotografando piazze, chiese, scorci e monumenti vari.
Non credevo ci fosse nulla di strano, del resto potevo passare per una qualunque turista in vacanza.
E ai primi sguardi un po’ di traverso mi è venuto da ridere; sarà perché nei paesi più piccoli i turisti sono rari, pensavo….. e in effetti nei centri un pochino più grandi e con un po’ di turismo passavo quasi inosservata.
Ma, dopo aver girato un bel numero di paesi, posso dire che tra le tante reazioni solo un paio sono stati sorrisi abbozzati mentre per la maggior parte ho ricevuto sguardi insistenti e interrogativi.
E mi immaginavo cosa potevano pensare quelle persone: “Cosa fa?”; “Non è di qui”; “Cosa ci sarà poi da fotografare…”.
Devo dire che da un certo punto di vista può anche essere divertente ma alla lunga risulta imbarazzante e non ci si sente più a proprio agio. Si perde il gusto di esplorare i luoghi alla ricerca di inquadrature originali perché quegli sguardi ti fanno sentire come se facessi qualcosa di male. Come se la macchina fotografica fosse un’arma. Come se davvero una foto potesse rubare l’anima.
Fossi stata davvero una turista avrei pensato ad un’altra meta per l’anno successivo…
Oltre all’ipotesi della semplice curiosità in luoghi dove di solito non succede granché si potrebbe forse interpretare questa banale esperienza personale come un segnale rivelatore di un fenomeno più ampio e diffuso.
La presenza cioè di un velo di diffidenza che tutti noi abbiamo adottato nel guardare il mondo e che ormai non risparmia più nessuno.
Viviamo infatti in un mondo pieno di allarmi e minacce di ogni genere, dall’influenza dei polli, agli attacchi terroristici, agli uragani (anche se non qui da noi)… più o meno realistici, ma che i mass media amplificano in un modo che a volte finisce per confonderci più che informarci davvero.
E se nelle grandi città ci si prepara agli attacchi terroristici con le esercitazioni e si deve aver paura a girare di notte da soli, anche nei piccoli paesi ci sono “pericoli” di vario genere: dai ladri d’appartamento ai truffatori porta a porta.
Dunque è forse questo un segno dei tempi, una caratteristica dell’epoca che stiamo vivendo, un atteggiamento che, giustificato oppure no, non si può però che constatare con un velo di amarezza.
(pubblicato su "L'Eco" nel numero di novembre 2005)
ENERGIE RINNOVABILI
Per un futuro sostenibile

Due uragani nel giro di poco tempo sugli stati d’America affacciati sul Golfo del Messico mettono momentaneamente in crisi la produzione di greggio e il presidente Bush chiede agli americani di risparmiare carburante e usare l’auto meno possibile. Si parla addirittura di cominciare a trivellare la Riserva naturale Artica; la decisione verrà presa entro ottobre dal Congresso. E la cosa ancora più allarmante è che secondo i sondaggi la percentuale degli americani d’accordo su iniziative del genere è aumentata arrivando a più della metà della popolazione. Per questa percentuale di cittadini americani trovare nuovo petrolio è più importante che salvaguardare la natura. Di fronte a tutto questo non si può evitare di chiedersi se ci si sia impegnati a sufficienza sulla strada delle energie rinnovabili da parte degli USA ma anche di tutto il resto del mondo occidentale, così strettamente legato al petrolio. Le fonti di energia rinnovabili sono le uniche che, lo dice il nome stesso, garantiscono una durata illimitata, cosa non poco importante visto che per quanto riguarda il greggio nel giro di qualche decennio la domanda supererà l’offerta.
Sono anche le uniche che, non immettendo anidride carbonica nell’atmosfera, non contribuiscono ad alimentare l’effetto serra e il riscaldamento del globo. Fenomeni questi, che, tra le altre cose, hanno determinato un incremento delle catastrofi naturali di grande portata.
I disastri naturali infatti ci sono sempre stati ma lo sfruttamento intensivo dell’ecosistema da parte dell’uomo li ha fatti raddoppiare dagli anni Ottanta ad oggi, secondo i dati presentati recentemente al Forum internazionale dell’Informazione per la salvaguardia dell’ambiente svoltosi a Roma.
Non solo queste catastrofi sono diventate più frequenti ma anche più violente e distruttive. Nel caso specifico degli uragani questo è accaduto proprio a causa del riscaldamento globale visto che questi fenomeni si formano nelle zone tropicali grazie alla temperatura dell’acqua.
E guarda caso la zona colpita è stata il Golfo del Messico, una zona ad elevato inquinamento atmosferico, causa del surriscaldamento.
Tutti i conti sembrano tornare, dunque. Se ne deduce che, anche in considerazione dei devastanti e drammatici effetti sulle popolazioni che questi eventi catastrofici hanno, sarebbe davvero il caso di ripensare tutta la politica energetica dell’Occidente.
Per assicurarci un futuro in cui non ci manchi l’energia, scongiurare i disastri naturali della portata di quelli visti di recente e anche per non dare il colpo di grazia ad un ecosistema già duramente provato dagli interventi dell’uomo.
(pubblicato su "L'Eco" nel numero di novembre 2005)
Vita moderna
LA MELA DI BIANCANEVE E IL MULINO BIANCO
Morte all’insetto e caccia al difetto inseguendo l’idea estetica di un prodotto attraente, invitante e perfetto, come la mela di Biancaneve insomma. A qualunque costo. Anche della nostra salute. Così
bello diventa sinonimo di
buono e tutto ciò che è brutto, rovinato o imperfetto, ci fa sospettare. Poi nascono la mucca pazza, i cibi transgenici, dilaga la paura e arriva a salvarci il “principe” del ritorno al naturale. Allora prodotti biologici e un’agricoltura che rispetta l’ecosistema in cui è inserita, senza distruggerne nessun elemento, convinta com’è che le armi per proteggere le coltivazioni siano insite nella natura stessa. Fiduciosi, ci si affida alla “moda” temporanea, nella speranza di non essere ingannati due volte da un
vero finto prodotto naturale. Sporadicamente la moda può diventare addirittura mania.
L’uomo però, come si sa, si distrae facilmente e così dopo un po’ si smette di parlarne, ci si dimentica della paura e si torna nel mondo del Mulino Bianco e di tutte le altre pubblicità che si sforzano di convincerci che i loro prodotti sono naturali, seguiti e controllati, curati quasi uno ad uno, legando ad essi l’idea di una vita semplice con immagini di nonni, case in campagna e bambini felici. Quasi come se comprando quella pasta o quei biscotti si potesse entrare davvero in quel mondo (dove, tra l’altro, sembra sia sempre estate…mah).
Un pò l’opposto di quello che succedeva negli anni ’60, ’70 quando la pubblicità proponeva ciò che era
tecnologico, almeno per l’epoca, il prodotto industriale perché il mondo naturale che oggi si cerca è quello da cui si tentava di “uscire”. Questo mondo di oggi in cui risulta difficile distinguere ciò che è
veramente vero da ciò che è
veramente finto sembra un po’ una metafora della vita in genere dove spesso non importa l’essenza delle cose, ma il loro apparire; possono essere anche fasulle, basta che sembrino vere.
Volendo farsi un po’ filosofi ci si potrebbe ritrovare un po’ un atteggiamento diffuso, un modo di essere di tanti, l’abisso che spesso c’è tra ciò che mostriamo di noi e ciò che siamo davvero. Ma non abbiamo la pretesa di scavare così tanto in profondità. Ci accontentiamo di mordere una mela lucida e invitante sperando che nessuna strega ci abbia messo sopra le mani prima di noi. Come nel recente spot pubblicitario di un modello d’auto della Volkswagen con lo slogan “Nessun compromesso” dove i protagonisti fuggono da un albergo in cui tutto è fasullo: la frutta, la libreria, il letto e perfino la statua nel giardino.
marzo 2003